Il mio commento al voto politico: 350 mila firme marcite nei cassetti di Montecitorio e Palazzo Madama
Dopo
i miei primi post sportivi, provo ad avventurarmi in un primo post
politico; non sono sicuro che sia una scelta lungimirante, ma la stretta
attualità non può che farmi parlare di elezioni.
Il mio
commento su queste elezioni parte dal lontano 14 dicembre 2007: Beppe
Grillo, insieme a una trentina di fedelissimi sostenitori, si presenta
al senato dall'allora presidente Franco Marini con 350 mila firme
raccolte in un solo giorno (l'ormai celeberrimo "V-day"), per proporre in
parlamento la discussione della legge popolare per un parlamento
pulito: no ai condannati in parlamento, no a più di due
legislature per ogni parlamentare, no ai deputati e senatori nominati
dai capi partito col "Porcellum" e re-introduzione della preferenza
per l'espressione di voto alle elezioni politiche. “Se questa legge
venisse
approvata quasi tutti i parlamentari dovrebbero fare le valigie e
rifarsi una vita a loro spese e dire addio ai contributi della
collettività” dichiarò ormai più di 5 anni fa Beppe Grillo.
Senza
entrare nel merito delle proposte, giuste o non giuste, demagogiche o
populiste, il fatto che, pur essendo state sottoscritte da 350 mila
cittadini, sette volte di più di quelli previste dall'articolo 71 della
Costituzione per le leggi di iniziativa popolare, non vennero neppure
esaminate dal parlamento fu a dir poco vergognoso e ignobile. Rimasero
per anni nei cassetti del parlamento e decaddero. Nemmeno si
sforzarono di fingere un falso interessamento, una mezza discussione.
Un’umiliazione per il principale strumento di “democrazia diretta”,
annichilito e ucciso da
una politica che non vuole fare altro che conservare i suoi privilegi e
le sue rendite di
posizione.
Il successo straordinario del Movimento 5 Stelle di
Beppe Grillo nelle recentissime elezioni nasce secondo me da quì, e non è
solo
l’ultimo grido di protesta contro un sistema partitico
malato che si trascina avanti da moltissimo tempo, ma è una richiesta di
svolta vera, radicale, di una politica diversa, veramente al servizio
dei cittadini. I quasi nove milioni di elettori che hanno scelto il movimento 5 stelle domenica e lunedì non hanno messo nell'urna un voto contro la politica, come sostengono molti, ma contro un certo tipo di politica. Come spiegare altrimenti gli 11.384.336
(undicimilionitrecentoottantaquattromilatrecentotrentasei) di voti persi
alla camera da PdL, PD, UdC e Lega?
Basta politici di professione,
basta clientelismi, basta leggi ad-personam, si provino a ridurre questi
esorbitanti costi della politica, si abolisca il finanziamento pubblico
ai partiti, si proponga una legge seria sul conflitto
di interessi, un piano economico che privilegia di più la crescita
rispetto all’austerità e una legge elettorale degna di un paese come il
nostro.
Se il PD mettesse in cima alle sue priorità questi temi,
forse potremmo smettere di parlare di ingovernabilità. Non servirebbe
nemmeno l'appoggio di Monti. Ma statene sicuri, non lo farà.


