martedì 26 febbraio 2013

Il mio commento al voto politico: 350 mila firme marcite nei cassetti di Montecitorio e Palazzo Madama


Dopo i miei primi post sportivi, provo ad avventurarmi in un primo post politico; non sono sicuro che sia una scelta lungimirante, ma la stretta attualità non può che farmi parlare di elezioni.

Il mio commento su queste elezioni parte dal lontano 14 dicembre 2007: Beppe Grillo, insieme a una trentina di fedelissimi sostenitori, si presenta al senato dall'allora presidente Franco Marini con 350 mila firme raccolte in un solo giorno (l'ormai celeberrimo "V-day"), per proporre in parlamento la discussione della legge popolare per un parlamento pulito: no ai condannati in parlamento, no a più di due legislature per ogni parlamentare, no ai deputati e senatori nominati dai capi partito col "Porcellum" e re-introduzione della preferenza per l'espressione di voto alle elezioni politiche. “Se questa legge venisse approvata quasi tutti i parlamentari dovrebbero fare le valigie e rifarsi una vita a loro spese e dire addio ai contributi della collettività” dichiarò ormai più di 5 anni fa Beppe Grillo.
Senza entrare nel merito delle proposte, giuste o non giuste, demagogiche o populiste, il fatto che, pur essendo state sottoscritte da 350 mila cittadini, sette volte di più di quelli previste dall'articolo 71 della Costituzione per le leggi di iniziativa popolare, non vennero neppure esaminate dal parlamento fu a dir poco vergognoso e ignobile. Rimasero per anni nei cassetti del parlamento e decaddero. Nemmeno si sforzarono di fingere un falso interessamento, una mezza discussione. Un’umiliazione per il principale strumento di “democrazia diretta”, annichilito e ucciso da una politica che non vuole fare altro che conservare i suoi privilegi e le sue rendite di posizione.

Il successo straordinario del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo nelle recentissime elezioni nasce secondo me da quì, e non è solo l’ultimo grido di protesta contro un sistema partitico malato che si trascina avanti da moltissimo tempo, ma è una richiesta di svolta vera, radicale, di una politica diversa, veramente al servizio dei cittadini.  I quasi nove milioni di elettori che hanno scelto il movimento 5 stelle domenica e lunedì non hanno messo nell'urna un voto contro la politica, come sostengono molti, ma contro un certo tipo di politica. Come spiegare altrimenti gli 11.384.336 (undicimilionitrecentoottantaquattromilatrecentotrentasei) di voti persi alla camera da PdL, PD, UdC e Lega?
Basta politici di professione, basta clientelismi, basta leggi ad-personam, si provino a ridurre questi esorbitanti costi della politica, si abolisca il finanziamento pubblico ai partiti, si proponga una legge seria sul conflitto di interessi, un piano economico che privilegia di più la crescita rispetto all’austerità e una legge elettorale degna di un paese come il nostro.

Se il PD mettesse in cima alle sue priorità questi temi, forse potremmo smettere di parlare di ingovernabilità. Non servirebbe nemmeno l'appoggio di Monti. Ma statene sicuri, non lo farà.

sabato 23 febbraio 2013

Tentativi di ripresa per il calcio italiano in Europa


Avevamo una serie A, ai tempi delle sette sorelle, piena zeppa di campioni: il più bel campionato del mondo, con alto tasso tecnico e i migliori allenatori sulla piazza: Sacchi propositore del calcio totale, Lippi e il suo calcio offensivo e dinamico, Capello con la cura maniacale della fase difensiva e Nevio Scala, precursore della difesa a tre che oggi va tanto di moda. Se ai migliori allenatori dai i migliori calciatori, il risultato sono stati anni di dominio in Champions, Coppa Coppe, Coppa UEFA. Da bergamasco, ricordo l’Atalanta di Stromberg, che giocava in serie B e arrivava in semifinale di Coppa delle Coppe, o il Vicenza di Guidolin che andò a giocarsi alla pari una semifinale di Coppa delle Coppe a Londra contro il Chelsea.
Finiti i soldi e ammazzata la Juve con calciopoli, si è data una bella accelerata al declino dei club di serie A. Adesso siamo quarti nel ranking e le nostre avversarie in questa diabolica classifica sono i campionati francese e portoghese. Spagna, Inghilterra e Germania ormai ci guardano con il binocolo, Francia e Portogallo ci insidiano alle spalle.
Le partite di calcio europeo di questo mese di febbraio ci lasciano però un barlume di speranza, una luce in fondo al tunnel, un'idea di ripresa. Con ancora 4 squadre in corsa in Europa tra ottavi di Champions ed Europa League, al 22 di febbraio abbiamo già totalizzato più punti nel ranking rispetto alle ultime due stagioni. Stiamo provando a fare di necessità virtù e, grazie alle doti tattiche di cui disponiamo, riusciamo a tirare il meglio dai nostri giocatori: in Champions abbiamo visto la Juve sbancare Glasgow e iniziare a recuperare prestigio internazionale, abbiamo visto il Milan piegare a sorpresa la squadra più forte del mondo; in Europa League abbiamo finalmente visto l'Inter dominare un avversario non facile come il Cluj e una Lazio dimostrare una importante superiorità nei confronti di una squadra tedesca.

Una parentesi a parte la merita il Napoli. Intento a inseguire il sogno scudetto ha indecorosamente snobbato l'Europa League come facevano in passato le provinciali. Mi sento di dire quindi che, per approccio, il Napoli è ancora una provinciale e non fa onore al calcio italiano; le qualità dell'organico di Mazzarri sono indubbie, ma cinque sconfitte e appena tre vittorie in otto partite contro avversari decisamente modesti sono dei risultati imbarazzanti. I numeri sono lo specchio impietoso della grave superficialità con cui la squadra di Mazzarri ha affrontato questa competizione, che in ogni angolo del continente è considerata invece prestigiosa. Il cattivo esempio è partito da De Laurentiis che, già a inizio stagione, degradò il torneo al terzo posto nella scala degli obiettivi stagionali, subordinandolo oltre al campionato perfino alla Coppa Italia. Input negativi sono arrivati tuttavia soprattutto dalla panchina, con un turn over in alcune occasioni addirittura ostentato, che ha finito per convincere anche i tifosi dell'inutilità dell'impegno internazionale. L'uscita di scena per mano del modesto Viktoria Plzen, con due ko inaccettabili per proporzioni e arrendevolezza (0-5 totale), è stata dunque la naturale conseguenza di un atteggiamento psicologico sbagliato e troppo superficiale, da parte di tutti.
 
Non siamo certo usciti dalla crisi, restiamo ancora lontani dai 3 campionati che ci precedono, ma le premesse per un'ottima stagione europea ci sono tutte. Il risultato del Milan nella partita di ritorno servirà a darci una ulteriore risposta in questo senso. In attesa delle prossima partite, in bocca al lupo a tutte e quattro le nostre compagini.

giovedì 7 febbraio 2013

Il talento degli attaccanti italiani degli anni '90


Il giorno dopo il risicato pareggio ottenuto dalla nazionale di Prandelli ad Amsterdam, buono solo per interrompere la serie infinita di sconfitte consecutive in amichevole (ben 5!), voglio fare un paio di considerazioni sulla grande ricchezza di giovani attaccanti sui quali Devis Mangia può contare per la prossima rassegna continentale che si disputerà in giugno in Israele.

Nelle ultime 10 edizioni degli europei under 21, l'Italia ha trionfato ben 4 volte, ma l'ultimo successo risale ormai al lontano 2004 con gli azzurri guidati da Claudio Gentile che superarono per 3-1 in finale la Serbia-Montenegro. In quella formazione gli attaccanti a disposizione di mister Gentile erano: Alberto Gilardino, Giuseppe Sculli, Andrea Caracciolo, Alessandro Rosina e Simone del Nero. Facendo un ulteriore salto indietro di altri 4 anni, l'ultimo trionfo targato Tardelli, scopriamo che gli attaccanti convocati erano: Gianni Comandini, Nicola Ventola, Igli Vannucchi e Gionathan Spinesi. Credo che, escluso Gilardino, non ci sia bisogno di sottolineare la scarsa qualità a disposizione.

Si sa che a eccitare sogni e speranze di chi ama il calcio, sono da sempre gli attaccanti. Ora: come non essere ottimisti per il prossimo europeo di categoria sapendo che gli attaccanti convocabili, al netto degli scippi di Prandelli per la Confederation cup, saranno gente come Mario Balotelli, Stephan El Shaarawy, Mattia Destro, Ciro Immobile, Fabio Borini, Alberto Paloschi, Manolo Gabbiadini, Lorenzo Insigne e Samuele Longo? Stiamo parlando di attaccanti con già tante presenze e reti in serie A o nelle prime divisioni dei principali campionati europei. E non possiamo dimenticarci per gli altri reparti di Perin, Santon, De Sciglio, Verratti, Florenzi, Marrone...


Poche altre nazionali possono contare su così tanti giovani talenti: se non si perderanno, credo che ci potremo togliere importanti soddosfazioni calcistiche nei prossimi anni. Sempre fiduciosi, ma ahimé con assai meno prospettive, di poter avere altre soddisfazioni italiane non solo a livello sportivo...

martedì 5 febbraio 2013

Un week-end di successi sportivi italiani

Voglio esordire in questo blog con un post su alcuni importanti avvenimenti sportivi sportivi dell'ultimi week-end.
Per la gioia di tutti gli sportivi non calciofili, non parlerò dell'esonero di Zeman, nè del gran gol di Matri, né della barzelletta Inter, tantomeno dell'ennesimo rigore regalato al Milan. Voglio tenermi lontano dalle polemiche calcistiche ed esaltare due squadre che hanno tenuto alto l'onore dell'Italia nelle loro importanti manifestazioni.

Parlo ovviamente, innanzitutto, della nostra nazionale di rugby impegnata nella prima partita del 6 nazioni: con un gioco offensivo, aggressivo e altamente spettacolare, ha superato brillantemente in un olimpico quasi gremito i cugini Francesi (i più accreditati insieme agli inglesi al titolo finale) con il punteggio 23-18 e la bellezza di due mete pulite pulite realizzate; bissando così il successo di due anni fa, sempre in casa ma al Flaminio. Allora forse, si vinse solo con cuore e difesa, ieri si è vista una superiorità su tutti i fronti. Chi lo avrebbe immaginato prima di ieri? Come non stropicciarsi gli occhi di fronte a una prestazione del genere? Chi non si è chiesto: "sogno o son desto"?

Ma come dimenticarsi della vittoria negli ottavi di coppa Davis del team di Barazzutti di fronte a 7000 tifosi in quel del Palavela? Non accadeva da 15 anni che arrivassimo ai quarti nel tabellone principale. Ora ci attende il Canada del talentuoso Raonic che ha sconfitto a sorpresa la Spagna. Non saremo certo favoriti ma con un Fognini così determinato e in forma, con un Seppi ormai a pieno diritto nei top 20, ma soprattutto con un doppio del livello di Bolelli-Fognini nulla ci è precluso.

lunedì 4 febbraio 2013

Oooooooooooooon

Fasolon può finalmente sbarcare a tutto regime sul web. Con questo Blog speriamo tu possa conciliare le tue passioni per la tecnologia  e la scrittura ed impiegare il tempo per attività più produttive rispetto ai giochini per l'Iphone o la ricerca spasmodica di apps inutili!

Puoi accederci tramite Google ed è seplicissimo da editare! Condividi con il mondo le tue perle di saggezza!

Buon divertimento!

danipaolofinocchi

PS: ora puoi cambiare la psw!