sabato 23 febbraio 2013

Tentativi di ripresa per il calcio italiano in Europa


Avevamo una serie A, ai tempi delle sette sorelle, piena zeppa di campioni: il più bel campionato del mondo, con alto tasso tecnico e i migliori allenatori sulla piazza: Sacchi propositore del calcio totale, Lippi e il suo calcio offensivo e dinamico, Capello con la cura maniacale della fase difensiva e Nevio Scala, precursore della difesa a tre che oggi va tanto di moda. Se ai migliori allenatori dai i migliori calciatori, il risultato sono stati anni di dominio in Champions, Coppa Coppe, Coppa UEFA. Da bergamasco, ricordo l’Atalanta di Stromberg, che giocava in serie B e arrivava in semifinale di Coppa delle Coppe, o il Vicenza di Guidolin che andò a giocarsi alla pari una semifinale di Coppa delle Coppe a Londra contro il Chelsea.
Finiti i soldi e ammazzata la Juve con calciopoli, si è data una bella accelerata al declino dei club di serie A. Adesso siamo quarti nel ranking e le nostre avversarie in questa diabolica classifica sono i campionati francese e portoghese. Spagna, Inghilterra e Germania ormai ci guardano con il binocolo, Francia e Portogallo ci insidiano alle spalle.
Le partite di calcio europeo di questo mese di febbraio ci lasciano però un barlume di speranza, una luce in fondo al tunnel, un'idea di ripresa. Con ancora 4 squadre in corsa in Europa tra ottavi di Champions ed Europa League, al 22 di febbraio abbiamo già totalizzato più punti nel ranking rispetto alle ultime due stagioni. Stiamo provando a fare di necessità virtù e, grazie alle doti tattiche di cui disponiamo, riusciamo a tirare il meglio dai nostri giocatori: in Champions abbiamo visto la Juve sbancare Glasgow e iniziare a recuperare prestigio internazionale, abbiamo visto il Milan piegare a sorpresa la squadra più forte del mondo; in Europa League abbiamo finalmente visto l'Inter dominare un avversario non facile come il Cluj e una Lazio dimostrare una importante superiorità nei confronti di una squadra tedesca.

Una parentesi a parte la merita il Napoli. Intento a inseguire il sogno scudetto ha indecorosamente snobbato l'Europa League come facevano in passato le provinciali. Mi sento di dire quindi che, per approccio, il Napoli è ancora una provinciale e non fa onore al calcio italiano; le qualità dell'organico di Mazzarri sono indubbie, ma cinque sconfitte e appena tre vittorie in otto partite contro avversari decisamente modesti sono dei risultati imbarazzanti. I numeri sono lo specchio impietoso della grave superficialità con cui la squadra di Mazzarri ha affrontato questa competizione, che in ogni angolo del continente è considerata invece prestigiosa. Il cattivo esempio è partito da De Laurentiis che, già a inizio stagione, degradò il torneo al terzo posto nella scala degli obiettivi stagionali, subordinandolo oltre al campionato perfino alla Coppa Italia. Input negativi sono arrivati tuttavia soprattutto dalla panchina, con un turn over in alcune occasioni addirittura ostentato, che ha finito per convincere anche i tifosi dell'inutilità dell'impegno internazionale. L'uscita di scena per mano del modesto Viktoria Plzen, con due ko inaccettabili per proporzioni e arrendevolezza (0-5 totale), è stata dunque la naturale conseguenza di un atteggiamento psicologico sbagliato e troppo superficiale, da parte di tutti.
 
Non siamo certo usciti dalla crisi, restiamo ancora lontani dai 3 campionati che ci precedono, ma le premesse per un'ottima stagione europea ci sono tutte. Il risultato del Milan nella partita di ritorno servirà a darci una ulteriore risposta in questo senso. In attesa delle prossima partite, in bocca al lupo a tutte e quattro le nostre compagini.

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