martedì 12 marzo 2013

L'esempio di papa Benedetto


Questa mattina in Vaticano si è aperto il secondo conclave del Terzo Millennio; i 115 cardinali elettori, dopo la messa "pro eligendo Pontefice", sono entrati nella Cappella Sistina nella quale saranno chiamati, nei prossimi giorni, alla votazione per l'elezione del nuovo papa, successore del dimissionario Benedetto XVI.

Indipendentemente dal fatto che il nuovo papa sarà italiano o straniero, bianco o nero, giovane o meno giovane, l'inizio del Conclave mi spinge a tornare con una personale riflessione a qualche settimana fa, per l'esattezza a lunedì 11 febbraio, quando Papa Benedetto XVI ha hannunciato al mondo l'intenzione di dimettersi.
Nei giorni seguenti su stampa e tv si sono letti e sentiti commenti di ogni genere: dallo stupore, ammirazione o in alcuni casi sgomento della maggior parte dei credenti; all'approvazione dei nostri politici che, a pochi giorni dalle elezioni, si sono prodigati ad esaltarne il gesto (con sincera partecipazione o nella speranza di recuperare qualche voto cattolico? Mah), facendo ricorso ai più svariati aggettivi per descriverlo; fino ai più stravaganti e oscuri retroscena espressi da alcuni giornalisti che, dietro la sua scelta, hanno ipotizzato strane teorie complottiste di omicidi e di giochi di potere.

Premetto che, sicuramente, è impossibile calarsi nei panni di un Pontefice che decide di lasciare la guida della Chiesa. Troppo grande la questione. Tuttavia tra le tante considerazioni che si sono lette, vorrei aprire una piccola parentesi su quella che associa alla scelta di papa Benedetto un tentativo di "scendere dalla croce" e di abbandonare il gregge nella tempesta.
Sono convinto che papa Benedetto, anche da dimissionario, resterà sulla croce; lo farà, semplicemente, in una maniera diversa. Resterà sulla croce pregando per l'umanità dal convento di Castelgandolfo.
Trovo invece la sua decisione una scelta piuttosto di grande coraggio e coerenza. Oltre che storica.
Prima di Benedetto XVI l'ultimo papa dimessosi risale al 1400: fu Gerogorio XII che fu un papa, potremmo dire, a progetto, perché fu eletto nel bel mezzo dello Scisma d'Occidente, un periodo in cui in Europa c'erano due papi, uno ad Avignone ed uno a Roma. In una realtà come quella del Vaticano, che non brilla certo per la sua capacità di cambiare, innovarsi e accogliere le novità, fare una scelta il cui precedente risale a più 600 anni fa, non può che essere definita coraggiosa. Non riesco a trovare un aggettivo più appropriato.
Storica e coraggiosa per quanto detto sopra, coerente perchè credo che a 86 anni, un uomo, nel pieno delle sue facoltà mentali, possa riconoscere la sua fragilità umana e si possa rendere conto di non avere più le forze necessarie per portare avanti al meglio il suo importante magistero. Papa si viene eletti, non consacrati.

Di sicuro gli scandali della pedofilia tra i preti, le torbide e squallide operazioni finanziarie legate allo IOR e le losche manovre avvenute all'interno dei palazzi sacri (al punto da arrivare a sottrarre documenti segreti dalla scrivania del pontefice) non possono non aver influito nella sua scelta, tuttavia la decisione di papa Benedetto credo ci lasci due messaggi importanti: il primo è che, nonostante Gesù abbia affidato a Pietro e ai suoi successori la cura del gregge, lo ha fatto sempre e solo in obbedienza all’unico Pastore; quindi anche i Papi passano, così come i Vescovi e tutti i preti, solo la Parola resta e non passa. Il secondo è che nella Chiesa, così come in generale nella vita, o più in particolare nella società civile e in politica, nessuno è indispensabile. 
Mi lascio andare a una provocazione: se facessero così anche i nostri politici che magari sono alla quinta, alla sesta o alla decima legislatura? Se prendessero esempio dal nostro papa dimissionario?  



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